La Musica è stata sempre mia compagna di vita, amica, confidente, rifugio, crudele e dolce, dispensatrice di emozioni e veicolo di viaggio tra i mondi. Arte sacra per eccellenza, nella sua varietà creata e creatrice si sposa con la varietà del Tutto, dell’esistenza stessa e dell’aspirazione metafisica.
L’ascolto costante, lo studio del pianoforte e l’affiatamento delle band in cui ho potuto cantare e comporre lo struggimento e la ricerca dell’Infinito, di me e dei grandi del Rock, mi hanno insegnato a comprendere l’immanifesto e a intraprendere con convinzione il cammino interiore.
Un ringraziamento sentito per questo arricchimento va ai compagni con cui ho condiviso il linguaggio delle note e ai gruppi che abbiamo creato: Fu*ktotum, Fairy Moth, Merkaba.
A tutti gli amici con cui ho esperito la meraviglia di sentirsi dentro una canzone e la potenza dei concerti. A tutte le band note e meno note che hanno fatto e faranno la storia della Musica e quella mia personale.
CONCERTI VISTI:
Korn – Rock in Roma, Ippodromo Capannelle 29/6/2011
Marty Friedman – Jail Break Live Club Roma 14/5/2011
Deftones – Atlantico, Roma 5/12/2010
Litfiba – PalaEvangelisti, Perugia 3/12/2010
Heineken Jammin’ Festival (Pearl Jam, Ben Harper & Relentless, Skunk Anansie) – Parco San Giuliano, Mestre 6/7/2010
Alice in Chains – Atlantico, Roma 10/6/2010
Sigur Ros – Auditorium, Roma 12/7/2008
Marlene Kunz – Auditorium, Roma 12/4/2008
The Mars Volta – Alcatraz, Milano 27/2/2008
Oceansize + Sion – Live Club, Milano 1/11/2007
Evolution Festival (Cynic, Behemoth, Kamelot, Sodom, Fates Warning, Virgin Steele, Nevermore, Sebastian Bach) – Parco delle Cascine, Firenze 7/7/2007
Heineken Jammin’ Festival (Aerosmith, Smashing Pumpkins, Incubus) – Parco San Giuliano, Mestre 16/6/2007 ANNULLATO PER TROMBA D’ARIA!
Marty Friedman – Stazione Birra, Roma 10/4/2007
Exodus – Mamamia, Senigallia 2/12/2006
Tool – Stadium 105, Rimini 14/11/2006
Soulfly – Mamamia, Senigallia 22/7/2006
Depeche Mode – Stadio Olimpico, Roma 17/7/2006
Gods of Metal (Mudwayne, Mastodon, Strapping Young Lad, Obituary, Lacuna Coil, Slayer, Iron Maiden) – Arena Parco Nord, Bologna 11/6/2005
P.F.M. – Teatro Pergolesi, Jesi 9/05/2004
Mark Lanegan, Estragon, Bologna - non ricordo la data!
R.E.M. – Stadio Conero, Ancona 23/7/2003
Vasco Rossi – Stadio Comunale, Fabriano 26/6/2003
Audioslave – Centrale del Tennis, Roma 4/6/2003
Red Hot Chili Peppers, Silverchair – Club Danmark Hallen, Copenhagen 21/8/1999
Heineken Jammin’ Festival (Marilyn Manson, Blur, Hole, Placebo, Bluvertigo) – Autodromo, Imola 20/6/1999
Una Rosa per la Vittoria (recensione concerto Sigur Ros, Roma, 12 Luglio 2008)
Di Silvia Agabiti Rosei
I Sigur Rós, di nuovo in Italia con tre date, si esibiscono con il tutto esaurito alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica a Roma
12 Luglio 2008, ore 21.00.
Il tramonto è avanzato, il solista Helgi Jonsson ha terminato la sua esibizione e dagli spalti gremiti e impazientemente rumorosi il cielo, tendente al blu notte, appare come la cornice di un dipinto poliedrico e sofisticato, modernissimo eppure romantico, la simmetrica amplificazione della magia nordica che sta per avvolgere il pubblico.
La Cavea si immerge nell’oscurità, vi nuotano ombre che si dispongono di fronte agli strumenti. Luce e giubilo accolgono Jónsi, Goggi, Kjarri e Orri, la band islandese dei Sigur Rós fondata nel 1994, dietro di loro sette globi luminosi a ricreare un paesaggio siderale, sette lune evocative della peculiare consonanza che li distingue e che dalle prime note di Svefn-G-Englar proietta l’ascoltatore in un viaggio intensamente spirituale, alieno, ultradimensionale. È lo specchio in cui sono riflesse la sensibilità e la ricerca interiore degli elementi del gruppo, che prende parola attraverso la voce dolcissima e pregnante, a tratti struggente, del cantante Jón Birgisson, un acuto che ne comunica la vita difficile, caratterizzata dall’omosessualità e dalla cecità di un occhio. È lo specchio in cui si riflette anche l’anima dell’ascoltatore, che entra in risonanza con canzoni dai testi ancor più affascinanti perché incomprensibili, come pregni di un linguaggio arcano che cela paesaggi e leggende d’Islanda, la terra del ghiaccio e dei vulcani e di un rapporto con la natura ancora genuino, testimoniato dallo stile alimentare vegano dei Sigur Rós.
La performance prosegue e il dipinto prende sempre più corpo, ospitando sulla scena gli archi delle quattro connazionali Amiina, con abiti da bambole di altri tempi, e cinque suonatori di fiati di bianco vestiti, riecheggianti un’Arancia Meccanica indubbiamente più pacifista, in una capacità tecnica di alternanza generale tra violini, trombe, percussioni, tastiere e xilofoni, dove immancabile interprete principale è l’archetto che Jónsi sapientemente calibra sulla sua chitarra, sfumando talvolta in tonalità più decisamente rock, curvo e ossessivo sullo strumento, avvolto in un insolito abbigliamento oscuro.
L’esecuzione di classici come Ny Battery, Hoppipolla, Saeglopur, Hafsol, fa da collante a brani tratti dal nuovo album, come Inni Mer Syngur e Gobbledigook con il suo coinvolgente plauso, che se a un primo ascolto poteva apparire a tratti discordante con lo stile tipicamente sigurrosiano, dal vivo si amalgama perfettamente alla precedente produzione. Lo spettacolo completa la propria trasformazione in opera d’arte con il magistrale arrangiamento di Popplagid, il cui incanto fa perdere la cognizione del tempo, un tempo che purtroppo sta volgendo al termine, scandito, oltre che dalla musica, dalla miriade di coriandoli bianchi che cadono sulla scena come neve, proiettando l’astrale in una dimensione invernale, nordica, nel pieno di una notte estiva romana.
I tredici musicisti salutano il pubblico, inchinandosi, i Sigur Rós escono da soli una seconda volta, applaudendo acclamati, ricordando, a discapito di tanti divi in odore di superbia, che la musica non è solo di chi la compone ed esegue, ma anche di chi la ascolta e la ama, è uno scambio di energia che nelle vibrazioni di questa band islandese diviene una meditazione, un’evoluzione, un passaggio quantico.
